MPS CREDITI MARCI

MPS PIGNORA LE CASE AI POVERI SALVANDO I GRANDI DEBITORI

Contesto clientelare al Monte dei Paschi di Siena, dove l'istituto definito anche il "bancomat del PD", si appella alla privacy e pignorando le case dei poveri salva i grandi debitori.

Per MPS si presenta un periodo difficile con la richiesta da parte di Patuelli, presidente dell'Abi, di fornire l'elenco dei primi grandi cento debitori che hanno portato l'istituto senese ad avere bisogno di un'entrata del Tesoro pari al 70% del capitale.
La più antica banca d'Italia è accusata di aver attuato la strategia di accanirsi sulle piccole imprese ed i singoli cittadini, richiedendone l'immediato rientro per prestiti sconfinati per ritardi nei pagamenti, tenendo invece nascosti i debiti accumulati con i grandi gruppi industriali. Tra questi figurano Sorgenia di Carlo De Benedetti, l'immobiliarista Luigi Zunino ed il gruppo Mercegaglia, "nomi importanti" che il MPS si rifiuta di rendere noti e per i quali interviene anche il garante della privacy Antonello Soro. "La maggior parte dei debitori colpevoli - spiega Soro - in quanto presumibilmente "persone giuridiche" non gode più dal 2011 di alcuna tutela, almeno sotto il profilo della privacy. Diverso è il caso - ragionevolmente residuale - che a ricevere quei prestiti siano state persone fisiche. In proposito la legge - in primo luogo attraverso il segreto bancario - tutela la legittima aspettativa di sicurezza, che ciascuno deve poter avere nel momento in cui richiede ed ottiene un prestito. Nell'ipotesi in cui si volesse derogare a questa legittima aspettativa, un'eventuale modifica legislativa non dovrebbe comunque contrastare con la disciplina europea a tutela della riservatezza e dovrebbe circoscrivere adeguatamente l'eccezionalità dei presupposti per determinare la deroga".
Implacabile con le piccole imprese, il MPS ha attuato una politica di gestione singolare, risultando molto accomodante con i grandi clienti. Perché gli italiani devono sborsare un "Monte" di soldi, per la negligenza di gruppi industriali i cui dirigenti hanno un ruolo ed un peso di rilevanza pubblica? Si crea uno scenario deludente in cui i ricchi non pagano, pur potendolo fare, ed i cittadini e le piccole imprese vengono invece tartassati e ridotti sul lastrico per rientrare nei pagamenti. Politica marcia, come i finanziamenti finiti in crediti deteriorati, "sofferenze" che ammontano, dalla relazione del 30 Settembre, a 28,23 miliardi lordi.
E' recente, riportata da Meridionews, la notizia di un imprenditore catanese costretto a licenziare 15 persone, per rientrare immediatamente negli sconfinamenti dovuti ad un ritardo nei pagamenti, vicenda che in aula giudiziaria avrebbe visto anche interessi superiori a quelli stabiliti dal contratto.
Per riportare la situazione MPS ad un nuovo stato, sono intervenute anche le forze sindacali che chiedono l'adeguamento degli stipendi dei vertici della banca senese a quelli dei dirigenti pubblici, ritenendolo un intervento "non più rinviabile e che corrisponde alla necessità di riportare tali retribuzioni ad un livello eticamente accettabile e commisurato ai risultati ottenuti, spesso del tutto inesistenti, soprattutto in una banca nella quale da anni i dipendenti fanno pesanti sacrifici economici al fine di consentire il risanamento ed il rilancio".
Il sottosegretario all'economia, Pier Paolo Baretta, ha spiegato che lo Stato resterà azionista del MPS solo per un breve periodo di tempo, perché l'istituto toscano deve "marciare con le proprie gambe in non meno di un anno".
Resta il fatto che per il debito del MPS siamo davanti o ad una totale cecità, o più presumibilmente ad una politica clientelare di regali, più che prestiti, verso i grandi gruppi industriali.
Si attende quella famosa lista dei primi cento debitori.