Medicina Integrata

A Pitigliano Il primo Ospedale di Medicina Integrata

Il Centro dispone di spazi dedicati e completamente rinnovati, area accoglienza, ambulatori per le tre specialistiche complementari, sala di attesa e sala riunioni al secondo piano del presidio ospedaliero.

Pitigliano - Ci troviamo in Toscana, con precisione nell'Ospedale Petruccioli, in provincia di Grosseto, dove ormai da diversi anni il paziente può scegliere, sia in corsia che nei servizi ambulatori, se essere curato con terapie tradizionali o con terapie integrative, praticate sulla base di un approccio interdisciplinare, diagnostico e terapeutico, finalizzato alla scelta in termini di qualità della vita, benessere e salute. Tutto prende inizio nel 2009, quando la Regione Toscana approvava il progetto stanziando un fondo di 100.000 euro per la realizzazione del primo Ospedale di Medicina Integrata, a questo scopo è stato scelto, appunto, l’Ospedale Petruccioli di Pitigliano, dove è possibile curarsi con agopuntura, fitoterapia, omeopatia e medicina tradizionale cinese accanto alla medicina classica tradizionale. Così facendo, dunque, si da’ la possibilità al paziente di aggiungere altre forme terapeutiche al proprio caso clinico. La legge, infatti, riconosce omeopatia, agopuntura e fitoterapia come parte integrante del Servizio sanitario regionale. In base a tale legge, gli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri, dei veterinari e dei farmacisti istituiscono elenchi di professionisti che esercitano le medicine complementari e rilasciano una specifica certificazione sul possesso dei requisiti. La Dottoressa Simonetta Bernardini, responsabile del Centro di Medicina Integrata dell’Ospedale di Pitigliano, medico pediatra, endocrinologo e omeopata e Presidente della SIOMI, spiega il progetto e le terapie praticate: "Abbiamo provato a far lavorare insieme su un paziente condiviso figure professionali di formazione molto diversa, cercando di costruire un rispetto tra medicine su cui l’Italia è molto indietro. Non c’è una grande considerazione per le medicine complementari da parte della medicina ortodossa, ma qui il senso era quello di unire le forze per migliorare la salute dei pazienti, ridurre gli effetti collaterali dei farmaci chimici e stimolare il potenziale di autoguarigione del paziente, verso la possibilità di liberarsi della malattia cronica. Si tratta di due medicine che non sono affatto incompatibili. Se io ho un paziente che fa terapia oncologica, le medicine complementari lo aiutano a sopportare meglio e ridurre gli effetti collaterali di radioterapia e chemioterapia e gli daranno uno slancio verso l’autoguarigione per imparare e far meglio la guerra alla sua malattia cronica e verosimilmente rischiare meno le recidive. Insomma c’è sinergia…"